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Praterie acquatiche: come le foreste sottomarine contrastano l’acidità degli oceani



Tra i preziosi organismi che popolano il mondo sommerso uno in particolare gioca un ruolo chiave nel mitigare gli effetti del climate change. Sono le fanerogame, piante che riforniscono di cibo molti animali e che grazie alla fotosintesi assorbono la CO2


Uno studio, durato sei anni, su sette prati di fanerogame marine del genere Zostera, le piante acquatiche più diffuse nell’emisfero boreale, lungo 1000 km della costa occidentale degli Stati Uniti. Da Bodega Harbour fino a Mission Bay.

Il fine? Capire in che modo questi esseri viventi possono aiutarci a fronteggiare uno degli effetti del climate change più drammatici: l’acidificazione degli oceani.


I risultati della ricerca, condotta da scienziati dell’università di Davis, sono stati pubblicati sul Global Change Biology e hanno consegnato al pubblico un dato molto interessante: questi organismi possono riequilibrare i livelli di pH dell’acqua, riducendo la sua acidità fino al 30%, per lunghi periodi di tempo.

«Questa riduzione dell’acidificazione riporta temporaneamente gli ambienti popolati da questa piante a condizioni di pH più elevati, pari a quelli preindustriali del 1750», ha sottolineato la coautrice dello studio Tessa Hill, professoressa all’università di Davis.


Le fanerogame marine, la cui origine viene fatta risalire al medio e tardo Cretaceo (circa 100 milioni di anni fa), sono un vivaio per specie come il granchio di Dungeness – il cui carapace può raggiunger i 25 cm -, e l’aragosta spinosa (dal 2017 presidio Slow Food) e un luogo spesso visitato da uccelli, tartarughe marine, razze pipistrello, squali leopardo, pesci, foche, cavallucci marini, lumache marine colorate, che qui trovano cibo e habitat.


«È una foresta marina senza alberi», ha spiegato l’autrice principale dello studio Aurora M. Ricart. «Nonostante la dimensione più contenuta, la biodiversità e la vita che si trova in questi ecosistemi sono paragonabili a quelle delle foreste terrestri».


«Le fanerogame sono vere e proprie piante marine, simili all’erba dei prati che si è adattata alla vita marina e sono una delle componenti fondamentali per il funzionamento di tutti gli ecosistemi marini costieri poiché creano degli habitat ricchissimi di biodiversità, producono ossigeno e sequestrano anidride carbonica».

Dotate di radici, fusti, foglie e fiori, costituiscono delle estese praterie sottomarine, con numerosi ciuffi per metro quadro – fino a 700 -, e biomasse che possono raggiungere anche alcuni kg per metro quadrato. Hanno radici e foglie, con accrescimento stagionale proprio come le piante nella terraferma. «Sono una fonte chiave di cibo per molti organismi della rete trofica (alimentare) costiera e possono anche rifornire ambienti adiacenti».


Uno degli strumenti naturali più incredibili nella lotta alla crisi climatica

vive sott'acqua.


«Come tutte le piante, utilizzano anidride carbonica e nutrienti disciolti in mare per produrre zuccheri e ossigeno. In questo modo, trasformano CO2 in biomassa della pianta. La CO2 in acqua si trasforma in acido carbonico che diminuisce il pH. Il sequestro di anidride carbonica inverte questo processo rendendo l’acqua meno acida e quindi aumentando il pH».

Nonostante non esista un livello di pH standard per tutti i mari, un valore intorno a 8,0, quindi basico, è ideale per gli organismi marini. Negli ultimi decenni questo valore, a causa dell’aumento delle emissioni di CO2 si sta abbassando, ovvero acidificando, alla velocità di circa 0.1 unità di pH per decennio.


«Ai tassi attuali di diminuzione del pH, gli scienziati prevedono che nel 2100 la maggior parte degli oceani sarà troppo acida per ospitare organismi che producono scheletri di carbonato di calcio: è il caso di cozze, coralli, ricci e gasteropodi, che avranno difficoltà a costruire robusti scheletri carbonacei. Questo indebolimento potrebbe avere importanti conseguenze ecologiche, portando anche alla possibile estinzione di alcune specie»


Lo studio dimostra con analisi a lungo termine su un tratto di costa di migliaia di km che queste piante sono in grado di aumentare il valore medio del pH delle acque con evidenti benefici per lo stato di salute dell’intero sistema costiero», spiega il biologo marino.

L’acidificazione è un problema evidente e sarà sempre più importante nei prossimi decenni. Si tratta dell’altra faccia dei cambiamenti climatici e costituirà un elemento delicato per la salute dei mari del futuro.

Può essere contrastato solo riducendo il rilascio di anidride carbonica in atmosfera, poiché la CO2 in aria si scioglie in acqua di mare e lo acidifica.




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