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Progetto ArcheoTremiti

26-Aug-2017

 

 

Il progetto è stato avviato su iniziativa dell’Associazione “MARLINTREMITI” che ha la sua sede operativa sull’Isola di San Domino (Isole Tremiti, FG) e che attraverso il “Laboratorio del mare”, promuove l’attività subacquea ricreativa e tecnica, tutela l’ambiente subacqueo e la Riserva Marina delle Isole Tremiti, salvaguarda la ricchezza dei beni archeologici subacquei, fa conoscere il paesaggio naturalistico sopra e sotto il mare per promuoverne la conservazione.

Il team è composto da esperti dell’attività subacquea che per buona parte dell’anno si dedicano al mondo marino e da giovani che si impegnano nell’apprendimento di questa disciplina in vista di un ipotetico impiego futuro. La sede, che si appoggia all’Hotel Eden, è il luogo dove si svolgono tutte le fasi necessarie a questo tipo di lavoro, dal caricamento delle bombole e preparazione minuziosa dell’attrezzatura in base alle esigenze del cliente, ai briefing pre e post immersione, fondamentali per una buona riuscita dell’esperienza subacquea e per una massima resa. La sede è anche il luogo dove il team pernotta, mangia e trascorre la maggior parte del tempo, e questo crea anche una collaborazione tra gli individui che va oltre al semplice rapporto di lavoro. Vi è oltretutto una sala dedicata appositamente allo studio di tutto ciò che riguarda il mondo marino, quindi la storia e la morfologia delle Isole Tremiti, le tecniche navali e dell’archeologia subacquea e la biologia marina. Tutto questo concorre al raggiungimento di una visione globale dell’ambito subacqueo e permette di avere una conoscenza e una preparazione completa a tal punto da godersi appieno l’esperienza. 

 

Le attività sono cominciate il giorno 10/08/2017 con lo snorkeling, una visita guidata in alcune delle cale più suggestive delle Isole e un’accurata spiegazione dei loro fondali, attività che ha unito il divertimento alla bellezza di sapere di più sulla vita marina.

Questa esperienza è stata utile per anticipare ciò a cui mirava il progetto vero e proprio, che è cominciato a partire dai giorni seguenti con la prima immersione “introduttiva”.  Le giornate sono state suddivise in modo da alternare lo studio teorico del manuale alle immersioni vere e proprie, con una continuità e un ritmo tale da ottenere in breve tempo il primo brevetto subacqueo, l’Open Water Diver. Le immersioni presupponevano una gestione autonoma dell’attrezzatura e la conseguente vestizione direttamente in gommone, mezzo con cui si raggiungono i punti di immersione. Prima di immergersi è necessario un briefing in cui vengono chiariti le tappe dell’immersione, la profondità massima, il tempo di fondo e i segnali convenzionali necessari per la comunicazione sott’acqua. Le prime immersioni hanno compreso diversi esercizi tecnici utili in casi di difficoltà o emergenza che ogni subacqueo deve conoscere, come ad esempio lo svuotamento della maschera, la perdita dell’erogatore e la condivisione dell’aria. Queste sono servite anche a prendere coscienza dell’importanza per un subacqueo di immergersi sempre in coppia e di accertarsi delle condizioni dell’altro oltre che delle proprie, in modo da ridurre al massimo gli eventuali rischi.

Un’altra esperienza interessante è stata la sperimentazione di alcune tecniche riguardanti un livello avanzato di subacquea, lo “stress and rescue”, non  previsto nel programma ma che ha incrementato la preparazione complessiva fornendo delle conoscenze sul salvataggio di terzi in acqua e sulla gestione di situazioni stressanti e di emergenza.

Ogni immersione è diversa, in quanto varia nel percorso e nella profondità del fondale e questo ha consentito di testare vari livelli di difficoltà fino al conseguimento della specialità Deep Diving, importante anche per raggiungere il vero obiettivo del progetto: scendere fino a 33m sul “Relitto delle Piastre”.

 

 

Durante questo percorso sono intervenuti anche il Professor Giuli e la Professoressa Zamponi dell’Università di Camerino, con i quali si è discusso circa le modalità di procedimento dell’iniziativa e i passi da seguire per operare in modo metodico e preciso.                              Il lavoro ha previsto anche una ricerca storica che implicava la consultazione di archivi locali sulle attività navali del passato, poiché sarebbero stati determinanti per ottenere informazioni riguardo il relitto in questione. Per questo la ricerca si è spostata dall’Isola di San Domino direttamente all’Isola di San Nicola, antico centro politico e culturale dell’arcipelago. Lì purtroppo, né al municipio né alla sede parrocchiale è stato possibile rinvenire documenti di alcun tipo al riguardo, quindi questo tipo di ricerca è stato posticipato al rientro dal viaggio in altri luoghi che potrebbero essere correlati con il sito tremitese.